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CONTRATTI PER PRIVATI
CONTRATTI DI RISERVATEZZA

Il presente scritto non ha alcuna pretesa di completezza ed ha l’unico scopo di cercare di far comprendere, a chi non abbia una formazione giuridica, alcuni aspetti importanti dell’argomento trattato. Leggi il
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CONTRATTI PER LE IMPRESE




Nel nostro ordinamento giuridico, per contratto di riservatezza, di segretezza o di divulgazione confidenziale si intende l'insieme degli accordi con i quali due parti (tipicamente due imprese), convengono di mantenere riservate alcune delle informazioni che devono scambiarsi nel corso di un rapporto commerciale o, spesso, in vista di una futura collaborazione commerciale.

Si tratta di un contratto atipico, soggetto alla normativa generale sui contratti dettata dagli artt. 1321 e seguenti del codice civile. L'impiego di tale modello contrattuale è particolarmente diffuso negli Stati Uniti, e in generale nel mondo anglosassone, dove è noto come “non-disclosure agreement” o “confidential disclosure agreement”.

Lo scopo del contratto è quello di proteggere tutte le informazioni ed i dati che non si intende rendere pubblici, creando una relazione confidenziale tra le imprese che vi fanno ricorso e prevedendo, al contempo, delle penali a carico della parte che dovesse rendersi inadempiente violando le previsioni contrattuali.

Il contenuto tipico di tali contratti, normalmente, comprende una dettagliata indicazione di quali informazioni si intendono “confidenziali” ed un elenco dei dati e delle informazioni che devono considerarsi segrete come, ad esempio: invenzioni in fase di sviluppo, brevetti per i quali si è provveduto al deposito e non sono ancora stati concessi, know-how aziendale, schemi, informazioni finanziarie, documenti contenenti strategie commerciali, ecc..

Tali accordi hanno particolare importanza proprio per la tutela del c.d. know-how aziendale. La diffusa espressione “know how” rappresenta la contrazione dell'espressione inglese “the know-how to do it”.

Il know how aziendale è costituito da tutte le informazioni che integrano, migliorano e rendono applicabili le conoscenze tecniche e commerciali di un determinato settore applicativo che non sono note pubblicamente e garantiscono all'impresa la possibilità di sfruttare meglio le proprie capacità commerciali e produttive. Dal punto di vista legale il know-how assume rilevanza sotto due profili.

Il primo, interno all'impresa, riguarda il fatto che i dipendenti vengono a contatto con una serie di conoscenze riservate ed attinenti all'attività di impresa che non sono brevettate, o non sono brevettabili ma che pure hanno un valore economico. Tale esigenza di tutela trova rispondenza principalmente nell'art. 2105 del cod. civ., a norma del quale il prestatore di lavoro è obbligato ad essere fedele all’impresa e non può trattare affari per conto proprio, o di terzi, in concorrenza con l’imprenditore. Questa disposizione deve essere letta unitamente ai principi dettati dagli artt. 1175 e 1375 del codice civile in materia di correttezza e buona fede.

In concreto, la giurisprudenza ha individuato casi di violazione dell'obbligo di fedeltà in ipotesi di divulgazione o sfruttamento di invenzioni brevettabili, di sfruttamento o comunicazione di liste di clienti, di trasferimento e comunicazione di tecniche di vendita, ricerche, analisi di mercato, ecc. L'obbligo di fedeltà opera necessariamente per tutta la durata del rapporto di lavoro ma, nei limiti di cui l’art. 2125 del cod. civ. consente la la stipula di patti di non concorrenza, può estendersi anche oltre la durata del rapporto stesso. In ogni caso, per espresso dettato normativo, affinché detti patti possano essere validi, devono risultare da atto scritto e prevedere un corrispettivo a favore del prestatore di lavoro.

Il secondo profilo di tutela, particolarmente rilevante nel mercato attuale, attiene al fatto che sempre più di frequente le imprese operano in sinergia con altre imprese, in un contesto di collaborazione nel quale è necessario un continuo scambio di informazioni. Tale prassi commerciale rende necessario tutelare lo specifico know how dell'impresa che, spesso, rappresenta per la stessa un bene, non solo di rilevante valore economico, ma anche strategico al fine di mantenere e migliorare la posizione nel mercato dell'impresa stessa.

I contorni giuridici del know how sono stati definiti prima dal legislatore comunitario con il Regolamento 772/04 CE del 2004 (applicazione dell’art. 81, par. 3, del Trattato CE a categorie di accordi di trasferimento di tecnologia), poi dal legislatore italiano con l'emanazione del c.d. Codice della Proprietà Industriale (D. Lgs. n. 30/2005).

Gli artt. 98 e 99 del D. Lgs. n. 30/2005 recepiscono il concetto che, anche informazioni e conoscenze non brevettabili, possono essere determinanti per lo sviluppo di un'impresa e che, pertanto, sono meritevoli di tutela. Infatti, l'art. 98 dispone che costituiscono oggetto di tutela anche “le informazioni aziendali e le esperienze tecnico-industriali, comprese quelle commerciali”, in tal modo statuendo che il know-how, precedentemente tutelabile solamente in presenza di fattispecie riconducibili ad ipotesi di concorrenza sleale, possa ora essere tutelato anche autonomamente.

Oggi dunque, il segreto aziendale ha acquistato il rango di diritto e, pertanto, comunicazioni interne, ricerche, analisi, disegni, schede tecniche e tutto ciò che rappresenta un patrimonio di informazioni e conoscenze di utilità aziendale può avere una autonoma tutela.

La tutela reale riconosciuta dalla normativa sopra richiamata, poi, implica una protezione erga omnes, ovvero, consente che l'impresa titolare del know-how possa inibire a chiunque l'acquisizione ed utilizzazione delle informazioni, conoscenze e competenze rientranti in tale categoria.

Attualmente dunque, al know-how aziendale si applica sostanzialmente la stessa disciplina normativa, processuale e sanzionatoria che il capo terzo del codice della proprietà industriale riconosce agli altri diritti di privativa industriale.

Sembra importante sottolineare che, in ogni caso, la legge non protegge in senso assoluto qualsiasi informazione dell'impresa ma che, detto patrimonio informativo può definirsi know how e beneficiare conseguentemente della tutela sopra descritta, unicamente se ha le seguenti caratteristiche: rappresenta un valore aziendale ed è mantenuto segreto.

Proprio in ragione di tale secondo essenziale requisito e considerato che anche per la giurisprudenza intervenuta in materia: “possono considerarsi segrete solo le informazioni che siano protette e rese difficilmente accessibili a terzi”, è essenziale che l'impresa che intenda tutelare il proprio know how adotti, sul piano tecnico-organizzativo, ragionevoli misure di sicurezza ed inoltre, sul piano giuridico, stipuli adeguati contratti di riservatezza disciplinando in modo chiaro quali informazioni si devono intendere riservate e come le stesse possono o non possono essere utilizzate.


Autore della presente sintesi è l'Avv. Marco Di Gregorio.

Per la citazione in riviste telematiche o cartacee, è obbligatoria l'indicazione della fonte nel seguente modo:

Marco Di Gregorio, Contratti di riservatezza, In "Sito Internet dell'Avv. Marco Di Gregorio" <www.marcodigregorio.eu>, 31.01.2008.

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